IL TUMORE DELLA MAMMELLA E DELL’OVAIO : NUOVI ORIZZONTI NEL TRATTAMENTO MEDICO

L'iniziativa è stata realizzata grazie al supporto incondizionato di: ASTELLAS; TAKEDA; SEAGEN; SANDOZ; ROCHE; PROSTRAKAN; PIERRE FABRE PHARMA; PFIZER; NOVARTIS; IPSEN; GLAXOSMITHKLINE S.P.A.; GENETICS; EPIONPHARMA; ELI LILLY ITALIA S.P.A.; PHARMAMAR SRL;

Inizio: 11-05-2022 - Fine: 17-06-2022

Chiusura iscrizioni: 14-05-2022


Formazione residenziale - Crediti ECM: 7.0


Ore previste: 7.00 – Posti disponibili: 18 – Stato corso:


Discipline e professioni:

Medico chirurgo:
Malattie metaboliche e diabetologia
Medicina interna
Oncologia
Anatomia patologica
Igiene degli alimenti e della nutrizione

Farmacista:
Farmacia ospedaliera
Farmacia territoriale

Psicologo:
Psicoterapia
Psicologia

Biologo:
Biologo

Infermiere:
Infermiere

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Descrizione

 

RAZIONALE SCIENTIFICO

Il carcinoma mammario metastatico non può essere trattato con finalità di guarigione, anche se la sopravvivenza mediana è relativamente lunga (24-36 mesi). Le sedi più frequenti di metastasi sono i tessuti molli (linfonodi e cute), lo scheletro, i polmoni ed il fegato.
 Si ritiene comunemente che il trattamento antineoplastico con ormonoterapia e/o chemioterapia sia in grado di prolungare la sopravvivenza, indurre una regressione tumorale ed una riduzione dei sintomi nella maggior parte dei casi, nonché migliorare la qualità della vita. Le risposte anche complete hanno comunque una durata limitata. Più linee terapeutiche con farmaci differenti possono essere impiegate in successione, tenendo conto che le probabilità di regressione tumorale e la durata della risposta si riducono con l’evoluzione della malattia. Anche per le recidive esclusivamente locoregionali deve essere adottata una terapia medica antineoplastica: provvedimenti terapeutici locali possono comunque contribuire al controllo locale della malattia. In taluni studi la combinazione di un trattamento locale radicale e di terapie mediche determina, pur in piccole percentuali, una lunga sopravvivenza.

 La scelta del trattamento tra ormonoterapia e chemioterapia va operata sulla base della conoscenza di dati biologici e clinici, che permettano di definire l’aggressività della malattia e predire la risposta alle terapie, quali lo stato recettoriale o gli indici di attività proliferativa del tumore (anche primitivo), l’intervallo libero da malattia fra trattamento della neoplasia primitiva e comparsa delle metastasi, numero e sedi delle localizzazioni metastatiche. Devono senz’altro essere trattate con chemioterapia le pazienti con malattia aggressiva, rapidamente evolutiva e con localizzazioni viscerali (anche al sistema nervoso centrale), indipendentemente dallo stato recettoriale. Per quanto riguarda gli altri casi, l’ormonoterapia deve essere considerata per localizzazioni esclusivamente ossee o ai tessuti molli, con lungo intervallo libero e recettori ormonali positivi o sconosciuti anche alla luce di 
nuove opportunità con gli inibitori delle cicline . La chemioterapia deve essere considerata in caso di breve intervallo libero e recettori ormonali negativi, anche quando le localizzazioni siano non viscerali. Non vi è alcuna indicazione all’associazione di chemioterapia ed ormonoterapia per il trattamento delle metastasi. La selezione dello schema è comunque condizionata dal precedente trattamento in fase adiuvante. Regressioni possono essere osservate con lo stesso schema per intervalli di malattia di oltre 12 mesi; per intervalli più brevi è necessario adottare uno schema alternativo.

sopravvivenza.

Programma scientifico